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Corte di Cassazione, Sezione Lavoro,  Sentenza n. 5237 del 4 marzo 2011

La Corte di Cassazione, con questa sentenza, ha stabilito che in caso di demansionamento o dequalificazione professionale, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale non ricorre automaticamente, ma deve essere provato in modo articolato e puntuale.

La S.C., nell’affermare il principio sopra indicato, ha richiamato anche la recente giurisprudenza in materia di danno non patrimoniale (Corte di Cassazione, Sezione Unite, Sentenza 24 giugno – 11 novembre 2008, n. 26972), che ha affermato, tra l’altro, che la gravità dell’offesa costituisce requisito ulteriore per l’ammissione al risarcimento dei danni non patrimoniali alla persona conseguenti alla lesione di diritti inviolabili.

Nella fattispecie, la Corte ha respinto il ricorso di un lavoratore avverso la decisione del giudice di merito che aveva rigettato la domanda volta a conseguire il risarcimento del danno non avendo il lavoratore fornito la prova del pregiudizio da demansionamento e considerando l’estrema modestia della precedente posizione di supremazia rispetto ai colleghi.

La Suprema Corte sottolinea come la Corte del merito  si sia correttamente allineata con il principio giurisprudenziale secondo cui il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale che deriva da demansionamento o dequalificazione non può prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo.

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Corte di Cassazione, Sezione Lavoro,  Sentenza n 5237 del 4 marzo 2011